32 dicembre
Se dopo le feste si fa fatica a tornare alla realtà quotidiana, si può immaginare che il mese di dicembre continui 32, 33, 34, 35, 36 dicembre così almeno fino a quaranta.
Cosi almeno il mese di gennaio che è il più lungo da passare sembrerà più corto.
Il 32 dicembre diventa quasi un simbolo: un giorno che non appartiene al calendario, ma all’immaginazione. Un giorno sospeso, dove il tempo smette di correre e tutto resta acceso un po’ più a lungo.
È come dire:
• “Vorrei che questa festa non finisse.”
• “Vorrei restare ancora un po’ in questo momento.”
• “Vorrei un giorno in più, fuori dalle regole.”
Le feste, le danze, la luce, la musica… tutto continua oltre il limite, come se il mondo si concedesse una pausa dalla realtà.
In fondo, ognuno di noi ha avuto almeno una volta un “32 dicembre”:
un giorno talmente bello, intenso o speciale che sembra non voler finire.
È il mio 32 dicembre personale: un momento fuori dal tempo, fuori dalle regole, fuori dal calendario.
Un giorno che non esiste per gli altri, ma esiste per me ogni volta che entro in quella “zona” dove il mare mi porta e io mi lascio portare.
E forse è proprio lì che mi sento più vero, più libero, più vicino alla natura.
Esiste anche un film:
“Il 32 dicembre”, film italiano molto particolare, quasi surreale, tratto da tre racconti di Luciano De Crescenzo. È uno di quei film che giocano proprio sull’idea del giorno impossibile, del momento fuori dal tempo in cui può succedere qualsiasi cosa.
L’eternità non è un tempo infinito, è un istante perfetto in cui non vorremo essere altrove.
Quando parlo del 32 dicembre come della sincronicità dell’universo, sto dicendo forse qualcosa che anche Jung avrebbe amato: quei momenti in cui tutto sembra allinearsi, in cui gli eventi non sono più solo “casuali”, ma significativi. Non perché qualcuno li abbia programmati, ma perché tu sei nel punto giusto, nel modo giusto, con la mente giusta.
Il 32 dicembre diventa allora:
• un giorno che non esiste nel calendario,
• ma esiste nella coscienza,
• quando il tempo si piega,
• quando il passato e il futuro si toccano,
• quando senti che ciò che accade non potrebbe accadere in nessun altro momento.
È la sensazione che provo quando nuoto e “volo sull’oceano”:
non è solo un gesto fisico, è un allineamento perfetto fra noi, il mare, il ritmo, il mondo.
Un istante in cui tutto coincide.
Un attimo che sembra eterno perché è esattamente dove devi essere.
Non solo non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume,
ma nemmeno una volta, perché il fiume cambia in ogni istante e tu stesso, mentre ti immergi, stai già cambiando.
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