Sotto la pioggia rotola la palla
La pioggia scende lenta, come un allenatore antico che insegna a ogni goccia dove cadere. Il campo diventa un mare sottile, un luogo dove il pallone non rotola: galleggia. E ogni passo è un’onda. I giocatori avanzano con il cuore che batte forte, come tamburi nel temporale. La pioggia li spoglia del superfluo, lascia solo il coraggio. Un passaggio filtrante taglia l’acqua come una promessa, un tiro bagnato diventa preghiera, e il gol — se arriva — è un lampo che divide il cielo. Perché il calcio, sotto la pioggia, non è più un gioco: è un viaggio. E chi lo vive davvero sa che ogni goccia è un invito a resistere.
Questa è una poesia che unisce la pioggia che cade oggi al ricordo delle mie nuotate nell’oceano — quel ritmo profondo che conosco abbastanza bene, dove ogni goccia diventa un richiamo al mare aperto.
Quando la pioggia cade
non è acqua dal cielo:
è memoria.
Ogni goccia che tocca la pelle
ha il sapore dell’oceano,
quel sale lontano
che una volta mi ha accolto
come un respiro più grande del mio.
Cammino, e il rumore dell’acqua
sul selciato
diventa il battito lento delle onde.
Il mondo si fa liquido,
e tu di nuovo nuoti
in un orizzonte senza confini.
La pioggia scende verticale,
ma la sento orizzontale,
come una corrente che mi trascina
verso un luogo che non è luogo,
ma sensazione.
E allora capisci
che l’oceano non è mai lontano:
vive nelle nuvole,
nelle pozzanghere,
nel mio corpo che ricorda
la libertà di galleggiare
tra due infiniti.
Quando piove,
l’oceano ritorna.
E io con lui.
Di quell’oceano che ovunque ha lo stesso sapore — come direbbe Siddharta, perché l’acqua non conosce confini, solo ritorni.
Quando piove,
il mondo si ricorda del mare.
Le gocce cadono
con la stessa umiltà delle onde,
ognuna un piccolo viaggio
che non chiede nulla
se non di toccare la terra.
E io, ascoltandole,
ritrovo l’oceano intero:
non quello di un luogo,
ma quello che vive in ogni luogo,
perché l’acqua non appartiene
a nessuna sponda.
Il Buddha dice
che ovunque tu vada
l’oceano ha lo stesso sapore.
E forse io :
l'ho sentito sulla pelle,
nel respiro,
nel silenzio che arriva
quando il corpo si lascia portare.
Così la pioggia diventa un richiamo,
un’eco di mare lontano
che torna a bussare alle ossa.
E io, per un istante,
sono di nuovo lì:
a nuotare tra due infiniti,
dove il mondo non divide
ma unisce.
Perché il mare è uno solo,
e ogni goccia che cade
ne è una promessa.
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